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lunedì 29 agosto 2011

LETTERA ALLA REDAZIONE DA UN CARO LETTORE

Fica trafugata


Pubblichiamo di seguito la lettera di un nostro affezionato lettore. 


Gentile, rispettabile, nonché delicata Redazione,

a scriverTi è un ragazzo di discreta famiglia, ossessionato,indignato e distrutto dalla realtà dei fatti, ormai un trentenne in crisi talmente stereotipato da poter benissimo essere un soggetto interpretato da Stefano Accorsi.
Sapevo benissimo, nel disincanto padano nel quale sono cresciuto, che ogni governo ruba immancabilmente il rubabile alle generazioni giovani.
Ero infatti preparato al furto del nostro futuro, legalizzando contratti lavorativi ormai considerati inumani anche in Bangladesh; al furto della pensione, spendendo ogni centesimo di contributi per tappare i buchi ovunque e pagare il mese a tutti quei poveracci che sono andati in pensione a 33 anni dopo una decina d’anni di duro lavoro alle ferrovie o in comune; al furto dei posti di lavoro, infilando nei posti migliori amici, amichetti, parentame fino al quinto grado, amanti, vicini di casa e gentaglia varia; ma non ero pronto e mai lo sarò all’incredibile furto della fica perpetrato ai danni della mia generazione dal presidente del consiglio e da autorevoli esponenti della sua maggioranza.
Ero infatti stato convinto da sempre che sarebbe bastato un maglioncino di marca, una quarantina di solarium in una settimana, dei mocassini scamosciati e una auto in buone condizioni per spopolare nel fragile universo femminile. E così, seguendo alla lettera i preziosi insegnamenti, mi proponevo nei promettenti palcoscenici di ogni sera, fra locali, localini e localetti, pronto a sfoggiare un super sorriso bianchissimo sopra la pelle irrimediabilmente carbonizzata.
Solo che, circostanza imprevista e imprevedibile, a giro trovavo solo gavorchi. Grassone, chiatte e zeppe di brufoli e peli di dubbia provenienza, ragazze stinte e impalpabili, scheletri danzanti, donne ormai rovinate dal tempo e dal nervosismo, bufale scappate da qualche mandria, perfino le prostitute rimaste in strada facevano schifo. E non capivo. Ero perfetto, mancava il resto.
Vagavo, solo e sconsolato, accecato da una lussuria inappagabile, nei recessi di ogni buio senza uno straccio di spiegazione plausibile.
Dove sono finite le fiche, mi chiedevo? Quegli strani esseri, incontrollabili e imprevedibili, pronte a scroccarti da bere e sparire o a montarti in macchina quando meno te l’aspetti, capaci di non degnarti di uno sguardo per ore e poi piombarti nel letto alle ore più impensabili, di sorriderti maliziosamente proprio mentre stanno parlando con qualcun altro e poi far finta di niente, dove erano quelle dee volubili e capricciose?
Sognavo marocchine giovanissime con le labbra a canotto e il seno enorme o dee dell’amore mature come mele a novembre pronte a ammiccare e recitare il gioco che cambia rimanendo il solito nei secoli. O anche una bella puttana, per le sere dal dolore muto e inconsolabile, una di quelle puttane capaci di inventare l’amore, simulare orgasmi, donne che mai avresti potuto avere e che erano pronte a venderti tutte se stesse per mezz’ora.
Poi hanno aperto i cancelli di quella villa, hanno fotografato, intercettato, spiato, pubblicato e tutto è stato chiaro.
Non contenti di fotterci la vita, avevano iniziato a rubarci persino le migliori fiche della nostra generazione, almeno il tipo di donne che fanno per un uomo vuoto e arrapato come me e tanti altri che sono addirittura peggio.
E non ci ho visto più. E ho deciso che non andrò mai più a votare, che non crederò mai più a nessuna istituzione democratica, che non rispetterò più nessun potere.
E ho fondato il mio partito extraparlamentare. Ed è così che è nato il FPLF (Fronte Popolare Liberazione delle Fiche) ed è così, dall’ennesima notte sprecata e in bianco che è iniziata la mia battaglia.
Ed è pre questo che scrivo questa rivendicazione. Signor presidente, senatori, deputati, portaborse, vi prego in ginocchio, LIBERATE LE NOSTRE FICHE!
Spero, se non nella vostra approvazione, nella vostra comprensione.
Con questo sfogo, vi ringrazio e chiudo questa mia triste missiva.
Distinti saluti,

Un uomo distrutto e solo (Lettera Firmata)

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